ChatGPT ha reso l’intelligenza artificiale una cosa che si può provare in cinque minuti. Per molte aziende si è fermato lì: utile per una bozza, inutilizzabile sui contratti, le policy, le cartelle, i ticket. I dati non devono uscire. Le risposte non possono essere “circa”. Chi chiede non è sempre autorizzato a vedere tutto.
Noi lavoriamo da anni su questo scarto. Prediligiamo modelli che potete tenere voi, on-premise o in cloud privato, invece di spedire il know-how aziendale a un provider extra-UE. Il linguaggio naturale è il modo in cui le persone già lavorano. La decisione, però, resta umana: la macchina aiuta, non sostituisce il giudizio.
Intelligo è la piattaforma che abbiamo costruito per questo. Prende documenti, dati e sistemi sparsi e li rende interrogabili, citabili, azionabili. On-premise, air-gapped se serve, con ruoli, ACL e audit log. Non è un chatbot appoggiato sui vostri PDF.
Dentro Intelligo ci sono tre pezzi che si usano insieme.
Ambrogio è l’assistente di tutti i giorni. Parli con i documenti come con un collega; ogni risposta indica il passaggio, non “una fonte in rete”. Se non trova nulla di solido, lo dice. Si collega a Drive, SharePoint, mail, wiki, ticket, e a decine di altri sistemi, con un connettore universale per i formati che restano sul disco.
Agens è il SuperAgente: non una domanda e una risposta, ma una ricerca a più passi. Pianifica, cerca in parallelo, sintetizza, verifica le citazioni, consegna un report. Tre ritmi: veloce, ragionato, profondo.
Il terzo pezzo è il workflow enterprise: WhatsApp, Telegram, API, i gestionali che già avete. L’AI entra nel processo, non in una tab a parte.
Potete usare modelli cloud (OpenAI, Anthropic, Bedrock) in prototipo, oppure inferenza locale, dalla workstation alla GPU in sala macchine. La scelta è vostra, e resta vostra.
Se ChatGPT vi è servito per capire di cosa si parla, Intelligo è il passo successivo: la stessa conversazione, sui vostri dati, con le vostre regole.